year

2020

co-produced by

VAN, ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione

with

Andrea

[ITA]

C’è una bellissima foto di Luigi Ghirri che ritrae un piccolo campo da basket: le pareti di cemento grigio, una linea di mattoni arancioni in alto, due sottili pali azzurri e un pannello bianco avorio coi contorni neri. Come sempre nelle foto di Ghirri le geometrie sono malinconie; e le malinconie sono attraversate da fantasmi.

C’è il rumore di un proiettore che scaccia avanti un negativo e ne proietta un altro: tac, tac; c’è il suono di una palla da basket che rimbalza e corre via, ai margini del campetto dei Giardini Margherita, a Bologna; ci sono un paio di labbra che schioccano, scandendo il ritmo di una partita invisibile, un uno-contro-uno tra sé e sé.

Andrea: un ragazzo col pallone in mano. Un ragazzo che giocava e non gioca più, che danzava e non danza più, che ha cantato, amato, corso e si è spezzato. Un jukebox in pantaloni da basket; una nuvola di motivetti, ogni canzone la pagina di una Smemoranda. Andrea tira a canestro, a volte sbaglia a volte no. 

“Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi”: nel campo da basket Andrea sarà circondato da tutti i suoi sé stessi lasciati per la strada; giocherà, danzerà e canterà per loro. Lo sguardo sempre rivolto indietro, verso il furore dell’adolescenza; il busto saldamente orientato in avanti, in una corsa che non si ferma, fin sotto il canestro. Immagino che il salto per mettere a segno l’ultimo punto duri un’eternità di secondi, come quello dell’intagliatore con gli sci in quel vecchio film di Herzog; c’è un tempo tutto a nostra disposizione prima che i piedi di Andrea tocchino terra, prima che il pallone entri a canestro. Il tempo per riallacciarci a tutti i ricordi perduti, ai desideri lasciati morire. 

 

[ENG]

There’s a beautiful picture by Luigi Ghirri that portrays a small basketball court: grey walls of cement, a line of orange bricks up above, two thin blue poles and an ivory white panel with black profiles. As in all pictures by Ghirri the geometries are melancholies, and the melancholies are passed through by ghosts.

There’s the noise of a projector that pushes one diapositive away and projects a new one: tac, tac; there’s the sound of a ball that bounces and slides away, alongside the court of Giardini Margherita park, in Bologna; there are two lips smacking, scanning the rhythm of an invisible match, a one-on-one between oneself’s.

Andrea: a boy with a ball in his hands. A boy who used to play and now doesn’t anymore, he danced and doesn’t anymore, he sang, loved, ran and he broke down. A jukebox in his basketball shorts; a cloud made of jingles, every song the page of a teen-age diary. Andrea shoots a basketball, sometimes he hits sometimes not.

“Every love story is a ghost story”: in the basketball court Andrea will be surrounded by all his previous selfs who lost their way; he will play, dance and sing for them. His gaze constantly facing back, towards the fury of adolescence; the chest firmly facing front, in a never-stopping run, until he reaches the basket. I guess the jump to hit the last point will last an eternity, like the one with the ski made by the woodcarver in that old movie by Herzog; we have all the time in the world before Andrea’s feet touch the ground, before the ball enters the basket. The time to connect with all our lost memories, our desires left alone.