year

2020

duration

60′

performed by

Marco D’Agostin

sound, graphics

LSKA

texts

Chiara Bersani, Marco D’Agostin, Azzurra D’Agostino, Wendy Houstoun

lights

Giulia Pastore

scenes

Andrea Sanson

scientific advice

The Nigel Charnock Archive, Roberto Casarotto

dramaturgical advice

Chiara Bersani, Claudio Cirri, Wendy Houstoun, Tabea Martin, Alessandro Sciarroni

technical advice

Eleonora Diana, Luca Poncetta, Paola Villani

movement coach

Marta Ciappina

care, promotion, translations

Damien Modolo

technical care

Paolo Tizianel

organization and administration

Eleonora Cavallo, Federica Giuliano

produced by

VAN

coproduced by

Rencontres Chorégraphiques Internationales de Seine Saint-Denis, KLAP Maison pour la danse à Marseille, CCN2 de Grénoble

supported by

Centrale Fies, CSC/Centro per la Scena Contemporanea (Bassano del Grappa), inTeatro, ERT, the WorkRoom (Fattoria Vittadini)

BEST REGARDS (new creation 2020)

[IT]

“Dear N,
You were too much.
Too funny.
Not just plain funny but, you know:
silly funny, witty funny,
biting funny, cutting funny, ferocious funny,
despondent funny, frightening funny.
And physical too.
Yes too physical by half.
Too body, body.
Too bodily body to be theatre
and too entertaining to be serious.”

 

Con queste parole Wendy Houstoun salutava lamico e collega Nigel Charnock, a pochi giorni dalla sua morte, nellagosto del 2012. Nigel era stato uno dei fondatori dei DV8 – Physical Theatre negli anni 80; aveva poi proseguito in solitaria come performer e coreografo, dando vita a una serie di formidabili assoli. Per chi lo ha conosciuto egli era, esattamente come nelle parole di Wendy, too much.

Con i suoi spettacoli, esplosioni ipercinetiche in cui il canto, la danza, il grido, l’improvvisazione, la finzione e la realtà palpabile della performance venivano cucite attorno ad un vuoto abissale, ha allargato le maglie del genere danza contemporaneaed è sembrato incarnare alla perfezione quella possibilità dellarte che David Foster Wallace avrebbe chiamato “failed entertainement” (intrattenimento fallito). In lui tutto era energia, desiderio, volontà. Eppure, come disperatamente ripete nel suo solo One Dixon Road, “theres nothing else, its nothing, nothing*: non c’è nient’altro, niente, niente ha senso.

Ho conosciuto e lavorato con Nigel Charnock nel 2010. Questo incontro ha segnato una linea netta nel mio modo di pensare la performance. Dopo di lui, la possibilità di una danza è per me l’orizzonte entro il quale tutto in scena può accadere.

BEST REGARDS è la lettera che scrivo, con 8 anni di ritardo, a qualcuno che non risponderà mai. È un modo per dire: Dear N, I wanted to be too much too” (“Caro N, anchio volevo essere troppo”). É l’invito a partecipare a un tributo laico e pop: cantiamo assieme di una nostalgia che ci riguarda tutti, noi che non siamo arrivati in tempo per dire quello che volevamo. All’ombra del tempo scaduto, e sotto la luce che Nigel continua a proiettare sulla scena di chi oggi danza, facciamo risuonare un ritornello martellante, spieghiamo di fronte ai nostri occhi un foglio bianco e chiediamoci: come la cominciamo, questa lettera impossibile?

 M. D’Agostin

“rubbish, shit, there is no nowall there is is this, theres nothing else, its nothing, and what does this mean? Nothing! Its absolutely, totally, beautifully, divinely, amazingly meaningless, right?, Im glad we got that sorted now

Tour

2020

February 29 – March 1, avant-première, VIE Festival, Teatro delle Passioni, Modena (IT)

March 28, première, KLAP – Maison pour la danse, Marseille (FR)

June 19-20, Rencontres Chorégraphiques Internationales de Seine Saint-Denis, Paris (FR)