[ITA]

Marco D’Agostin è un artista attivo nel campo della danza e della performance.

Dopo una formazione disarticolata con maestri di fama internazionale (Claudia Castellucci, Yasmeen Godder, Nigel Charnock, Rosemary Butcher), consolida il proprio percorso sia come interprete (per la Socìetas Raffaello Sanzio, Alessandro Sciarroni, Tebea Martin, Liz Santoro tra gli altri) che come autore (i suoi lavori ricevono numerosi riconoscimenti nazionali ed internazionali e circuitano dal 2010 ad oggi in tutta Europa).

La sua poetica è fluida, dinamica, in adattamento continuo.

Nei suoi lavori riecheggiano frequentazioni con gli atlanti geografici, l’opera di M. P. Shiel, i cataloghi di creature estinte e le iconografie generate da video più o meno visualizzati su Youtube. Nella scrittura coreografica l’orecchio è teso alla lezione di Amelia Rosselli in poesia: “Quanto alla metrica poi, essendo libera essa variava gentilmente a seconda dell’associazione o del mio piacere. Insofferente di disegni prestabiliti, prorompente da essi, si adattava ad un tempo strettamente psicologico musicale ed istintivo.”.

L’opera d’arte alla quale è più affezionato è The Disintegration Loops I di William Basinski.

[ENG]

Marco D’Agostin is an artist active in the fields of dance and performance.

After a disjointed education with internationally reknown masters (Claudia Castellucci, Yasmeen Godder, Nigel Charnock, Rosemary Butcher among others), he strengthens his skills both as performer (working for Socìetas Raffaello Sanzio, Alessandro Sciarroni, Tebea Martin, Liz Santoro among others) and maker (his work receives several international acknowledgements and has been touring in Europe since 2010).

His poetics is fluid, dinamic, constantly adapting.

At the moment it resonates with visions from atlases, books by M. P. Shiel, catalogues of extinct creatures and iconographies generated by videos on Youtube.
The choreographic devices he creates pay debt to the lesson that italian poet Amelia Rosselli gave about writing: “Concerning metrics, being it free it used to vary according to associations or to my own pleasure. Annoyed by preset schemes, overflowing from them, it used to adapt to a tempo that was psychological, musical and instinctive”.

The piece of art he’s more attached to is The Disintegration Loops I by William Basinski.